Il fiuto del cane per diagnosticare le malattie

Un tempo ci si sperava, oggi invece è una realtà…

“Ricerche scientifiche portate avanti in tutto il mondo hanno confermato che i cani sono in grado di individuare tumori e altre malattie metaboliche grazie alla loro sensibilità olfattiva con una attendibilità pari al 98%…”

L’olfatto del cane è davvero molto sviluppato e comprende circa 225 milioni di cellule olfattive, contro le 15 milioni presenti nell’uomo. Questo significa che il cane è in grado di “vedere” con il naso. La percezione del mondo esterno, attraverso questo importante organo, è davvero molto diversa da quella che possiamo avere noi.

Fin dai tempi più antichi il cane è stato utilizzato per questa sua qualità che gli consentiva di seguire la traccia della selvaggina per moltissimi km. In seguito è stato impiegato per seguire e catturare i fuggiaschi e da qui si è evoluto verso la ricerca delle persone smarrite o sepolte da valanghe o macerie. Negli anni scorsi il suo naso è stato utile nella ricerca di sostanze stupefacenti ai confini di stato o negli aereoporti, fino ad arrivare all’utilizzo da parte dei vigili del fuoco per la ricerca delle varie sostanze utilizzate dai piromani.

Molti lavori diversi, tutti basati sulla straordinaria capacità di percepire odori anche molto lievi.

Oggi sono i medici ad impiegare questi stupendi animali. Il concetto è sempre lo stesso, sfruttare questa grande abilità per identificare sostanze indicative di malattia. Si è infatti dimostrato che numero patologie, tra le quali il cancro, producono degli odori percepibili dal cane. Da qui l’idea di utilizzarli proprio come fossero degli strumenti diagnostici. Ovviamente non si vuole sostituirli alle modernissime macchina che ad oggi si trovano nelle strutture sanitarie, ma piuttosto si vorrebbe utilizzarli come veloce esame preliminare per poi approfondire l’indagine con le metodiche standard.

Questi studi stanno aprendo nuove frontiere per la medicina e vanno a ricordarci ancora una volta, di quanto il cane possa essere un vero amico per l’uomo.

Il phishing ci prova con PayPal

Nel mirino i server sicuri PayPal: una falla cross-site scripting nel sito agevola, infatti, possibili attacchi di phishing volti alla raccolta di dati personali, inclusi login e dettagli di carte di credito. E’ quanto riferito dalla compagnia inglese di servizi Internet Netcraft.

L’inganno nei confronti degli utenti PayPal prende il via da un link a una pagina del sito ritenuta sicura, corredata da certificati SSL della compagnia. In realtà, l’URL PayPal sfrutta una falla del sito che permette ai phisher di inserire parte del loro codice nella pagina di ritorno. Ne deriva un avviso di possibile manomissione dell’account a causa di un accesso di una terza parte, con conseguente re-indirizzamento dell’utente. Nella nuova pagina del sito phishing vengono richiesti i dettagli account PayPal, inviati alserver esterno dei frodatori. Nel frattempo, l’utente viene invitato a rilasciare altre informazioni personali.

La tecnica cross-site scripting è stata scelta proprio perché rende ardua l’individuazione dell’attacco; il dominio paypal.com e il certificato SSL fanno pensare di aver visitato il vero sito PayPal. Se il link maligno giungesse all’utente via e-mail, si potrebbe risalire a indizi del fatto che si tratti di qualcosa di poco chiaro.

Non appena preso coscienza di ciò, PayPal ha cambiato alcuni codici sul sito per inibire schemi di attacco analoghi, tentando anche di bloccare l’Internet service provider che ospita il sito phishing. La compagnia non sa, però, quanti utenti sono caduti nella trappola.

Situazione di allarme anche per Banca Intesa: pare infatti che siano in circolazione delle false e-mail di avviso sulla sospensione del conto di operazioni bancarie in linea per motivi di sicurezza. Per accertarsi di non essere una vittima e ristabilire il proprio conto, l’utente dovrà allora dare una conferma: in sostanza, dovrà compilare un form a cui si accede da un link inserito nel testo della mail. La grammatica del messaggio lascia davvero a desiderare.