I requisiti per fare la modella

Nello scorso articolo, “I mille ruoli di una Modella”, ho parlato delle 4 principali sfaccettature del lavoro di modella. Oggi, invece, ti parlerò dei requisiti necessari per poter svolgere questo meraviglioso mestiere.Chi l’ha detto che bisogna essere altissime e magrissime? Seguimi 🙂Vediamo un po’… Quanto sei alta? 1,60? Non è tantissimo, ma non preoccuparti! Conosco due ragazze poco più alte di 1.60 che lavorano assiduamente come hair model e fotomodelle. Certo, difficilmente le vedremo in passerella, ma hanno comunque realizzato il tanto ambito sogno di lavorare nella moda! Per lavorare come Hair Model o Fotomodella è necessaria un’altezza minima di 1.65 (ci sono agenzie, però, che non scendono sotto 1.73), ma non è un requisito fondamentale, in quanto un bel viso, magari particolare, oppure capelli lunghi, perfetti per una data acconciatura, passano in primo piano e la soglia minima dell’altezza può scendere enormemente.E adesso passiamo alla taglia: saprai meglio di me che se indossi una 50/52 c’è poca strada da fare; ma se già ti aggiri intorno ad una 46/48 puoi sicuramente proporti come modella over size! Se invece, vuoi puntare sulla carriera di “modella tradizionale“, ti consiglio di non superare la 40, al massimo 42, in quanto dovrai indossare i capi del campionario, che difficilmente superano quelle dimensioni.La tagliaperfetta” per una modella è la 40, forme sinuose e ben proporzionate tra loro. Ultimamente sempre più case di moda richiedono modelle taglia 42, ma la sicurezza di calzare perfettamente ogni capo è data soltanto dall’avere una taglia in meno di quella proposta o esattamente quella. C’è di buono che quasi nessuno, ormai, richiede una 38.Per lavorare come modella Over Size, devi avere una taglia compresa tra la 46 e la 48 (con statura non inferiore a 1.73 ovviamente), e forme ben proporzionate e sode. Esistono, addirittura, diverse agenzie che si occupano solo di questo settore, essendo la richiesta in continua crescita.E per finire in bellezza… Parliamo di bellezza! 🙂 Se hai un nasino storto, denti macchiati e pelle tempestata da piccole montagnette rosa, chiamate acne, devo subito consigliarti un buon dentista e magari una puntatina dal dermatologo. Non è necessario essere bellissime, ma “difetti” tanto evidenti non sono ben visti. I canoni estetici del mondo della moda sono al quanto rigidi: niente imperfezioni troppo evidenti, niente cicatrici o pearcing. La pelle dev’essere il più possibile liscia ed omogenea, capelli di media lunghezza, ben curati, esattamente come i denti, dritti e bianchi. Non è richiesta una bellezza smisurata, ma lineamenti regolari e gradevoli da osservare. Duro il mondo della Moda! Non fa entrare chiunque, ma non esige neanche la perfezione. Ne fanno parte ragazze statuarie, dal corpo sinuoso e viso perfetto, ma ci sono anche ragazzecomuni“, con un bel sorriso e molta espressività, l’importante è scegliere il settore giusto in cui proporsi! Un caro saluto

Prosumer, ovvero l’evoluzione sociologica del consumatore

“I media sono un giocattolo in mano ai ricchi. E i ricchi lo usano per diventare ancora più ricchi”. Scriveva così , a proposito dell’ingerenza dei media nell’economia mondiale, Ryszard Kapuscinski celebre giornalista, scrittore e saggista polacco vincitore nel 2003 del il Premio Principe delle Asturie nella categoria “Comunicazione e umanità”.

Kapuscinski rintracciava in questi lo strumento prediletto con cui il marketing di massa intorpidiva il consumatore e lo induceva al consumismo.

La domanda che ci poniamo è “Oggi è ancora così?” Fortunatamente forse no.

Quella che è venuta delineandosi è una tendenza alla specializzazione, alla personalizzazione e differenziazione del bisogno e del consumo.

Questa inversione nell’economia prima e nel marketing poi è avvenuta quando i mass media o media tradizionali hanno lasciato il passo ai social media ciò segna il declino effettivo del rapporto massivo “uno a molti” caratteristica peculiare della produzione di massa. L’evoluzione del business porta con se, non solo un nuovo approccio alle scelte e alle strategie ma anche una riconsiderazione del ruolo del Consumer che diventa Prosumer elemento proattivo della vita del brand, della sua scala valoriale e della sua offerta.

Il Prosumer rappresenta l’evoluzione sociologica dell’utente/consumatore e si caratterizza per possedere una forte consapevolezza dei suoi bisogni, sentirsi parte integrante non solo della domanda ma della stessa offerta di mercato, essere parte attiva nelle fasi di creazione, produzione, distribuzione e consumo di un prodotto. Le sue opinioni sono la vera moneta a cui puntare, la vera fetta di mercato da conquistatore.

Tutto questo è stato possibile con l’avvento dell’economia digitale che ha introdotto parole come condivisione e partecipazione; sono queste che in via definitiva che governano e determinano il marketing e le sue sfumature.

La condivisone e la partecipazione si sostituisco all’ascolto passivo, alla percezione indotta. Il consumatore di oggi, ilProsumer appunto, è espressione del brand, primo sponsor e primo elemento creativo in un ottica di continuo e pro attivo dialogo che resta, seppur ben mascherato, fedele al suo primo obbiettivo la massimizzazione del profitto.

Case History : Barbie, The Doll Evolves

Una case-history importante a supporto di quanto detto fin ora è il lancio della nuova linea di Barbie della Mattel avvenuta nel mese di gennaio. La campagna di marketing chiamata ‪#‎TheDollEvolves manda un messaggio preciso “La diversità è bellezza” per rispondere proprio a quella esigenza dei consumatori di potersi rispecchiare a pieno nel brand e nei prodotti. Barbie interpreta finalmente la società nel suo complesso, nei suoi diversi colori, forme e taglie. Ancora una volta i consumatori/ Prosumer hanno vinto la loro battaglia influenzando significativamente il cambio di rotta della Mattel che non comunica più “magro, biondo è bello” ma “la diversità e bellezza” come diversi sono tra loro i Prosumer.

Il fiuto del cane per diagnosticare le malattie

Un tempo ci si sperava, oggi invece è una realtà…

“Ricerche scientifiche portate avanti in tutto il mondo hanno confermato che i cani sono in grado di individuare tumori e altre malattie metaboliche grazie alla loro sensibilità olfattiva con una attendibilità pari al 98%…”

L’olfatto del cane è davvero molto sviluppato e comprende circa 225 milioni di cellule olfattive, contro le 15 milioni presenti nell’uomo. Questo significa che il cane è in grado di “vedere” con il naso. La percezione del mondo esterno, attraverso questo importante organo, è davvero molto diversa da quella che possiamo avere noi.

Fin dai tempi più antichi il cane è stato utilizzato per questa sua qualità che gli consentiva di seguire la traccia della selvaggina per moltissimi km. In seguito è stato impiegato per seguire e catturare i fuggiaschi e da qui si è evoluto verso la ricerca delle persone smarrite o sepolte da valanghe o macerie. Negli anni scorsi il suo naso è stato utile nella ricerca di sostanze stupefacenti ai confini di stato o negli aereoporti, fino ad arrivare all’utilizzo da parte dei vigili del fuoco per la ricerca delle varie sostanze utilizzate dai piromani.

Molti lavori diversi, tutti basati sulla straordinaria capacità di percepire odori anche molto lievi.

Oggi sono i medici ad impiegare questi stupendi animali. Il concetto è sempre lo stesso, sfruttare questa grande abilità per identificare sostanze indicative di malattia. Si è infatti dimostrato che numero patologie, tra le quali il cancro, producono degli odori percepibili dal cane. Da qui l’idea di utilizzarli proprio come fossero degli strumenti diagnostici. Ovviamente non si vuole sostituirli alle modernissime macchina che ad oggi si trovano nelle strutture sanitarie, ma piuttosto si vorrebbe utilizzarli come veloce esame preliminare per poi approfondire l’indagine con le metodiche standard.

Questi studi stanno aprendo nuove frontiere per la medicina e vanno a ricordarci ancora una volta, di quanto il cane possa essere un vero amico per l’uomo.

Il phishing ci prova con PayPal

Nel mirino i server sicuri PayPal: una falla cross-site scripting nel sito agevola, infatti, possibili attacchi di phishing volti alla raccolta di dati personali, inclusi login e dettagli di carte di credito. E’ quanto riferito dalla compagnia inglese di servizi Internet Netcraft.

L’inganno nei confronti degli utenti PayPal prende il via da un link a una pagina del sito ritenuta sicura, corredata da certificati SSL della compagnia. In realtà, l’URL PayPal sfrutta una falla del sito che permette ai phisher di inserire parte del loro codice nella pagina di ritorno. Ne deriva un avviso di possibile manomissione dell’account a causa di un accesso di una terza parte, con conseguente re-indirizzamento dell’utente. Nella nuova pagina del sito phishing vengono richiesti i dettagli account PayPal, inviati alserver esterno dei frodatori. Nel frattempo, l’utente viene invitato a rilasciare altre informazioni personali.

La tecnica cross-site scripting è stata scelta proprio perché rende ardua l’individuazione dell’attacco; il dominio paypal.com e il certificato SSL fanno pensare di aver visitato il vero sito PayPal. Se il link maligno giungesse all’utente via e-mail, si potrebbe risalire a indizi del fatto che si tratti di qualcosa di poco chiaro.

Non appena preso coscienza di ciò, PayPal ha cambiato alcuni codici sul sito per inibire schemi di attacco analoghi, tentando anche di bloccare l’Internet service provider che ospita il sito phishing. La compagnia non sa, però, quanti utenti sono caduti nella trappola.

Situazione di allarme anche per Banca Intesa: pare infatti che siano in circolazione delle false e-mail di avviso sulla sospensione del conto di operazioni bancarie in linea per motivi di sicurezza. Per accertarsi di non essere una vittima e ristabilire il proprio conto, l’utente dovrà allora dare una conferma: in sostanza, dovrà compilare un form a cui si accede da un link inserito nel testo della mail. La grammatica del messaggio lascia davvero a desiderare.